domenica , 2 Ottobre 2022
Foto di Joe Bennett da Pixabay

Il Ministro della Transizione ecologica ha dichiarato lo stato di pre-allarme per le forniture di gas. Cioè?

Nel nostro Paese, in seguito al conflitto tra Russia e Ucraina, è stato dichiarato pochi giorni fa lo stato di pre-allarme per la fornitura del gas. 

A deciderlo, dopo aver consultato il Comitato di emergenza e monitoraggio nazionale, è stato il Ministero della Transizione ecologica, così come si legge nella nota pubblicata sul sito della Snam Rete Gas.

Che cosa significa in concreto? Quali saranno gli effetti sui cittadini?

Stato di pre-allarme, che significa?

Come anticipato, la scelta di dichiarare uno stato di pre-allarme è strettamente correlata alla crisi bellica in Ucraina.

A tal proposito, Il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani ha dichiarato, così come è riportato sul sito di Snam Rete Gas:

“Abbiamo ritenuto opportuno predisporre eccezionali misure preventive volte a incentivare un riempimento dello stoccaggio anticipato rispetto alle procedure adottate in condizioni normali. Così come discusso anche in sede europea durante l’ultima riunione del Gas Coordination Group del 23 febbraio scorso”.

Cingolani ha, inoltre, aggiunto:

“È opportuno sensibilizzare, gli utenti del sistema gas nazionale della situazione di incertezza legata (…) al conflitto nell’Est Europa, benché la situazione delle forniture sia al momento adeguata a coprire la domanda interna”.

In concreto

Concretamente, lo stato di pre-allarme, il primo di tre gradini di gravità, prevede un’attività di monitoraggio e vigilanza sugli eventi, che non dovrebbe ricadere sugli utenti finali. Nonostante ciò, il clima resta per forza di cose incerto e teso, in quanto, rispetto alle forniture di gas, il 40% dei nostri consumi si deve proprio alla Russia e attraverso l’Ucraina.

Se dovesse succedere il peggio, vorrebbe dire che la fonte da cui dipende lo stoccaggio o è stata ridotta in modo massiccio o addirittura interrotta del tutto.

In tal caso lo Stato italiano dichiarerà l’allarme, cercando di risolvere l’emergenza ricorrendo al mercato. Nel caso in cui le misure legate al mercato risultassero vane, si dichiarerà lo stato di emergenza.

Solo allora, si potrebbe ricorrere allo stoccaggio strategico e quindi accedere alle riserve stanziate per le emergenze, limitando la fornitura per alcune imprese.

Le alternative

Attualmente le riserve di gas in Italia sono al 38,5% della loro capienza, ma per arrivare a settembre 2022 con le riserve al 90% della loro capienza massima, bisognerà trovare delle alternative.

Tra le ipotesi plausibili sembrerebbe esserci quella di puntare sulle forniture provenienti dal Gasdotto Trans-Adriatico (TAP) che collega la frontiera greco-turca all’Italia, già utilizzata in passato.

Le strade potenzialmente percorribili necessitano, però, di tempo e di disponibilità da parte dei produttori. Un’alternativa porterebbe al Greenstream dalla Libia, e l’altra al TransMed (gasdotto Enrico Mattei) che collega l’Italia all’Algeria e la Tunisia. Per concretizzare quest’ultima ipotesi, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi di Maio, di recente, si è recato a Tunisi.

Stando ai fatti attuali, il nostro Paese non rischia nell’immediato di restare senza gas. Ma se la situazione dovesse inasprirsi, il rischio sarebbe attuabile.

Differenziare le risorse energetiche è doveroso, come anche pensare seriamente alle rinnovabili, anche se è pragmaticamente impossibile visti i tempi conflittuali.

Ci auguriamo che l’indomani possa segnare l’alba di una pace di cui necessitiamo davvero tutti.

Fonti: l’Indipendente e Snam Rete Gas

Margherita Parascandalo

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