Attualmente, occuparsi di moda sostenibile è ancora considerato un discorso complesso, nonostante l’attenzione dei consumatori nei confronti dell’ambiente, sia aumentata.
Stando a quanto registrato da “Npeal“, rivenditore di cashmere di lusso, l’Italia è al quinto posto tra i paesi europei che acquistano capi completamente sostenibili.
Parliamo di abiti ricavati, ad esempio, dai funghi, dalla fibra di latte, dagli agrumi, dalle foglie di banana o dalle squame di pesce. Insomma, un abbigliamento derivante da fibre vegetali potenzialmente commestibili.
Nello specifico, ci riferiamo ad aziende come “Bananatex”, Anas Anam, che collaborano con noti brand internazionali.
Scopriamo nel dettaglio la particolarità di tale innovazione legata alla moda sostenibile.
Bananatex
Bananatex è l’unica realtà mondiale, che realizza tessuti sfruttando le piante di banano Abacá, coltivate in maniera naturale. Queste si trovano negli altopiani filippini e crescono senza nessun tipo di pesticidi. Tale iniziativa ha permesso a molti agricoltori del luogo, di contribuire al rimboschimento in aree che un tempo vennero corrose dalle piantagioni di palme monoculturali.
Bananatex, in maniera concreta, realizza borse, magliette e una linea di scarpe anche per il noto brand H&M.
Ananas Anam di Piñatex
Un altro interessante progetto per quanto concerne la moda sostenibile è Ananas Anam di Piñatex. Nello specifico, l’azienda produce un’alternativa alla pelle non biodegradabile a base di fibre di cellulosa estratte dalle foglie di ananas.
Piñatex è stato sviluppato dalla Dottoressa Carmen Hijosa ed è un prodotto distribuito dalla società di Hijosa Ananas Anam Ltd. Anche in questo caso, la materia prima è raccolta nelle Filippine e viene usata per realizzare, ad esempio, alcuni modelli di sneakers.
Altri esempi di moda sostenibile
Nova Kaeru è, invece, un brand brasiliano che utilizza sia le squame del pirarucu, noto pesce del Rio delle Amazzoni, che la pianta tropicale Colocasia. Grazie a tale mix, si produce un materiale, che anche in questo caso, rappresenta un’alternativa alla pelle d’origine animale.
Pyratex, società spagnola, invece, usa una serie di fibre, ricavate anche dai materiali di scarto della lavorazione del mais, della canna da zucchero, del bambù, del legno, per produrre un’alternativa al cotone. Inoltre, è oggetto di studio anche l’ortica che consentirebbe di produrre tessuti simili alla seta.
Per quanto riguarda la moda sostenibile italiana, nel nostro Paese, di recente, un gruppo di studenti torinesi ha trovato un modo per incentivare la realizzazione di capi d’abbigliamento, sfruttando gli scarti alimentari delle mense.
L’esempio del Liceo torinese
Il Liceo Valsalice a Torino, infatti, si è aggiudicato il primo posto del concorso nazionale “Mad for Science 2021”, istituito dalla fondazione “DiaSorin” con un progetto, che ha avuto come tema principale la “salute sistemica”. I giovani studenti hanno usato, nello specifico, la bioconversione di scarti alimentari in proteine, per produrre tessuti completamente sostenibili.
Tutto, se vogliamo, è possibile.
Ecobionews
