domenica , 2 Ottobre 2022
economia circolare

L’economia circolare in Italia è cresciuta del 17% in Italia negli ultimi 4 anni

L’economia circolare in Italia è cresciuta del 17% in Italia negli ultimi 4 anni. Il “merito”? Delle piattaforme online.

Catene di negozi di usato in conto terzi – come Il Mercatino – e piattaforme online – come Vinted.it – hanno visto una crescita del 17% tra 2015 e 2019. E così il fatturato complessivo stimato delle attività di riutilizzo ha raggiunto 2 miliardi di euro l’anno (escludendo le auto usate).

C’è un però. Come emerge da un’indagine Ispra, solo in due regioni italiane – Emilia Romagna e Lombardia – i Comuni sono virtuosi nel fornire servizi che facilitino il riutilizzo di merci per la riduzione dei rifiuti. Il settore pubblico, quindi, non supporta quello privato.

Osservatorio “Occhio del Riciclone Italia”

Il “Rapporto nazionale sul riutilizzo” realizzato dall’Osservatorio “Occhio del Riciclone Italia” – in collaborazione con Rete ONU, associazione di categoria degli operatori del riutilizzo, e Labelab Srl, società di consulenza specializzata nel ciclo dei rifiuti – ha fornito un quadro completo dell’economia circolare in Italia.

Secondo lo studio, i negozi dell’usato conto terzi nel 2019 hanno superato la soglia dei 400 milioni di euro di fatturato annuo. Le piattaforme di usato online, nello stesso periodo, hanno visto un fatturato globale di 230 milioni di euro annui (ai quali però corrispondono alcuni miliardi in termini di transazioni tra privati).

Aggiungendo i ricavi di mercati ambulanti – 950 milioni di ricavi annui – botteghe di rigatteria, negozi no – profit e del commercio di indumenti usati, i ricercatori hanno stimato un fatturato complessivo del comparto in circa 2 miliardi annui. E un totale di impiegati tra le 80.000 e le 100.000 persone.

I bilanci in perdita delle piattaforme online

Nonostante tutto, i bilanci degli ultimi anni del leader delle piattaforme online Subito e Vinted – analizzati sempre da Occhio del Riciclone – mostrano continue perdite.

I fondi internazionali di investimento continuano ogni anno a destinare alle piattaforme dell’usato online ingenti cifre. Vestiaire Collective, Depop e Vinted, da sole, negli ultimi 10 anni hanno attratto circa un miliardo di euro di investimenti. E quasi la metà di questa cifra corrisponde al primo semestre del 2021.

Sorte analoga tocca al settore degli indumenti usati. Dove all’incremento delle tonnellate raccolte – cresciute del 22% tra il 2015 e il 2019 – corrisponde a una contrazione dei fatturati pari al 13%. Le motivazioni? Il crollo dei prezzi di mercato, i maggiori costi, tanto per citarne un paio.

A questo punto le associazioni che hanno redatto il rapporto suggeriscono l’introduzione di efficaci regimi di “Responsabilità estesa del produttore” che vincolino i produttori a finanziare le filiere del recupero. Questa situazione, del resto, rompe inevitabilmente i punti di equilibrio economici.

Quanto aiutiamo l’ambiente con l’economia circolare?

L’Osservatorio del Riutilizzo ha stimato che i rifiuti riutilizzabili che potrebbero essere immediatamente reimmessi in circolazione – senza interventi di riparazione o ricondizionamento, e con un buon prezzo di mercato – ammontano a 600.000 tonnellate annue. Ed hanno un valore finale annuo pari a un miliardo e seicento milioni di euro.

Anche in questo caso c’è un però. Nonostante la legge in materia ambientale 152/06 vincoli il ministero dell’Ambiente ad adottare un Programma nazionale di prevenzione rifiuti che prevede servizi che favoriscano il riutilizzo, in Italia sono pochissimi i Comuni che lo fanno davvero.

A tal proposito, l’Ispra ha analizzato le dichiarazioni di un campione di 325 Comuni e sommanti un totale di quasi 8 milioni di abitanti. Ed ha raccolto dati secondo cui tre quarti dei Comuni virtuosi si trovano in Emilia Romagna e Lombardia. Dove per virtuosi si intende che abbiano centri di riparazione e preparazione per il riutilizzo, punti di scambio e / o centri per il riuso. E che siano dotati di centri di raccolta nei quali sono previsti appositi spazi finalizzati allo scambio tra privati di beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo.

Nello specifico, le amministrazioni comunali dotate di centri di raccolta nei quali sono individuate apposite aree per la raccolta, da parte del Comune, di beni riutilizzabili o da destinare al riutilizzo attraverso operatori professionali dell’usato autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di igiene urbana sono solo 30. Di cui di cui nove in Lombardia, otto in Emilia, otto in Campania e solo uno nel Lazio.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Anna Gaia Cavallo

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