venerdì , 30 Luglio 2021
posti di lavoro green
Foto di 200 Degrees da Pixabay

Quanti posti di lavoro green verranno creati grazie al Recovery Plan?

Quanti posti di lavoro green verranno creati grazie al Recovery Plan? Ce lo dicono le previsioni Unioncamere – Anpal sul fabbisogno occupazionale di imprese e pubblica amministrazione per il quinquennio 2021 – 2025.

Le analisi sul mercato del lavoro nel medio periodo devono considerare l’attuale contesto socioeconomico caratterizzato da almeno tre grandi transizioni già in atto e in sinergia tra loro: la transizione digitale, la transizione ambientale e la transizione demografica. Si tratta di trasformazioni che influenzeranno profondamente la società sotto diversi aspetti, soprattutto, la struttura occupazionale nel prossimo futuro.

L’importanza della tecnologia e del green

L’impatto della rivoluzione digitale sul mercato del lavoro dipenderà, innanzitutto, dalla possibilità effettiva di alcune tecnologie di soppiantare lavori routinari, sia semplici sia complessi, e al tempo stesso di alimentare la domanda per nuove figure professionali altamente qualificate che richiedono competenze complesse e specifiche.

Il lavoro si trasformerà in chiave 4.0, rendendo necessarie e – skills in modo trasversale a diverse professioni per sfruttare le tecnologie abilitanti.

In parallelo, l’impegno dalle maggiori economie mondiali in campo energetico e ambientale nella “transizione verde” – una strategia di crescita basata su inclusione e innovazione in cui si prefissano ambiziosi obiettivi ambientali – favorirà lo sviluppo di opportunità occupazionali per tutte quelle attività legate alle tecnologie rinnovabili, con effetti positivi di spill – over sui settori a queste connessi.

Viceversa, l’industria del carbone e i settori particolarmente energivori potrebbero subire contrazioni importanti, liberando forza lavoro che dovrà necessariamente riqualificarsi per trovare ricollocazione sul mercato del lavoro.

Anche in questo caso, la domanda di green skills sarà un fenomeno pervasivo, che non riguarderà
esclusivamente le figure specializzate della green economy, ma al contrario ogni lavoratore – a prescindere dal profilo occupazionale – sarà chiamato a prestare maggiore attenzione alle tematiche
ambientali e, quindi, ad applicare tutte le buone pratiche finalizzate all’uso consapevole delle risorse energetiche e naturali e, in generale, alla riduzione degli sprechi e al riuso degli scarti in un’ottica di circolarità. In questi due filoni si innestano i processi demografici.

I due scenari considerati

Per la costruzione dello scenario A sono state applicate alle stime sul PIL del quadro programmatico del NADEF – Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza – gli impatti ipotizzati per la recrudescenza della pandemia.

Lo scenario B – più favorevole – considera i tassi del quadro programmatico del NADEF che prevedeva una crescita dell’economia italiana più sostenuta già a partire dal 2021, grazie ad un impiego efficiente delle risorse comunitarie che porterebbero l’economia italiana a crescere ad un tasso tendenziale sensibilmente superiore alle media degli ultimi anni.

I fabbisogni per componenti e filiere previsti nel 2021 – 2025

I fabbisogni previsti per il periodo 2021 – 2025 ammonteranno complessivamente a circa 3 milioni e 550mila unità nello scenario A e ad oltre 3 milioni e 900mila unità nello scenario B.

In quest’ultimo scenario i dipendenti privati copriranno più della metà del fabbisogno e gli indipendenti più di un quarto del totale. Nello scenario A, invece, cresce il peso relativo del comparto pubblico (dal 19% al 21%).

Quasi l’80% della domanda di occupati sarà espressa dai settori dei servizi, con un fabbisogno stimato di 2,8 – 3 milioni di unità tra il 2021 e il 2025. Mentre la richiesta dell’industria ammonterà a 661 – 726 mila occupati, che andranno a sostituire personale in uscita dal mercato del lavoro in una quota compresa tra l’82% e il 90% a seconda dello scenario.

I singoli settori

Solo nel settore “commercio e turismo” avremo una domanda di occupati compresa tra 568mila e 698mila unità.

Il fabbisogno previsto per la filiera “finanza e consulenza” dipenderà quasi esclusivamente dall’andamento dei servizi avanzati di supporto alle imprese, per cui si stima una richiesta di 434 – 470mila occupati nei prossimi 5 anni.

Le altre filiere che esprimeranno ampi fabbisogni occupazionali sono “salute” (circa mezzo milione di opportunità previste in cinque anni), “formazione e cultura” (453-492mila i lavoratori di cui ci sarà bisogno soprattutto nell’ambito della formazione) e gli “altri servizi pubblici e privati” (477 – 512mila unità).

Nello specifico, la filiera “costruzioni e infrastrutture” esprimerà nel periodo considerato un fabbisogno che potrà variare da 192mila a 210mila unità.

Il settore “mobilità e logistica” potrà avere bisogno di 188 – 189mila occupati nel quinquennio.

La filiera “meccatronica e robotica” esprimerà nel 2021-2025 un fabbisogno compreso tra 173mila e 184mila occupati.

La filiera “informatica e telecomunicazioni” potrà richiedere nel quinquennio 2021-2025 tra 123mila e 137mila occupati.

Per quanto riguarda il settore “agroalimentare” si stima che saranno necessari tra il 2021 e il 2025 tra i 68mila e i 72mila occupati. Invece i settori del legno e del mobile esprimeranno nel 2021-2025 un fabbisogno compreso tra 10mila e 15mila occupati.

Per quanto riguarda il settore della moda, invece, la richiesta di lavoratori sarebbe determinata dalla necessità di sostituzione per il naturale turnover, che si tradurrebbe in un fabbisogno complessivo tra 1.500 e 18mila unità.

Il fabbisogno della Pubblica Amministrazione

L’evoluzione dello stock occupazionale dei dipendenti pubblici prevista tra il 2021 e il 2025 dovrebbe determinare a fine periodo un aumento di circa 49mila occupati rispetto al 2020.

Il fabbisogno del settore pubblico nel periodo considerato sarà determinato per oltre il 90% dalla
componente di sostituzione, che dovrebbe riguardare oltre 692mila dipendenti nel quinquennio.

Nel complesso del quinquennio, il saldo positivo dei dipendenti pubblici sarà assorbito per il 45% dal comparto dell’istruzione, per 22mila unità.

Mentre sulla componente della replacement del settore pubblico tra il 2021 e il 2025 incideranno soprattutto le richieste di sostituzione dei dipendenti dei servizi generali (circa 261mila) e
dell’istruzione (243mila unità).

Si stima che nel 2021 – 2025 rappresenteranno circa il 42% del fabbisogno del settore pubblico le figure ad elevata specializzazione (medici, professori e altri specialisti dell’educazione e della formazione), seguiti dalle figure tecniche con un peso di circa il 21% (per lo più professioni tecnico-sanitarie) e dagli impiegati con una quota del 19%.

Coerentemente, si evidenzia che quasi i due terzi della domanda di dipendenti pubblici sarà costituita da lavoratori in possesso di un titolo universitario (pari a 457mila unità) mentre la quota residuale sarà rappresentata per lo più dai diplomati (228mila unità).

La necessità di avere competenze green

Il piano della Commissione UE Green Deal nel dicembre 2019 ha sancito, in modo inequivocabile,
l’adozione di un modello economico sostenibile, attraverso tecnologie pulite e digitali. Prevede
azioni per l’uso efficiente delle risorse passando ad un’economia sostenibile e circolare, ripristinando la biodiversità e riducendo l’inquinamento. L’obiettivo è quello di raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

Raggiungere gli obiettivi climatici prefissati a livello internazionale richiederà una drastica riduzione delle emissioni di origine antropica rilasciate in atmosfera e, contestualmente, un significativo efficientamento energetico delle risorse naturali disponibili. Ciò inciderà profondamente sull’economia e in particolar modo sui settori direttamente e indirettamente connessi ai diversi sistemi energetici nonché sui comparti più energivori, come agricoltura, costruzioni e trasporti, che sono tutte branche economiche che impiegano una quota altrettanto consistente della forza lavoro.

Si apriranno nuove opportunità per i settori emergenti che si occupano di produzione di tecnologie rinnovabili e di prodotti e servizi sostenibili, che potranno esprimere un fabbisogno di green jobs.

Quanti posti di lavoro green verranno creati?

Un report dell’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO, 2018), che considera anche gli impatti indiretti, stima che il raggiungimento dell’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi comporterebbe la creazione di 24 milioni di posti di lavoro green e la distruzione di 6 milioni entro il 2030. Con un effetto netto della transizione energetica pari a 18 milioni di posizioni a livello globale, con risultati differenziati a seconda dei paesi e dei comparti produttivi.

Lo scenario al 2030 sviluppato dall’ILO a partire dalle proiezioni dell’IEA (International Energy
Agency), implica un sensibile incremento del ricorso alle fonti rinnovabili (+59% solamente per il
fotovoltaico rispetto ai livelli del 2012), un decremento altrettanto significativo dell’uso delle fonti tradizionali (-50%) e una contrazione generalizzata della domanda di elettricità dovuta ad un progressivo efficientamento energetico. Inoltre, sul fronte dei trasporti, si stima un aumento del 14% delle vendite di auto elettriche entro il 2025.

Il fabbisogno delle imprese e delle Pubbliche Amministrazioni di creare posti di lavoro green

La stima del fabbisogno delle imprese e della PA di figure professionali in possesso di competenze green di importanza intermedia, compresa tra 2,2 milioni e 2,4 milioni di lavoratori (circa il 63% del fabbisogno del quinquennio). In particolare, saranno richieste competenze green con importanza elevata a 1,3 – 1,4 milioni di occupati (circa il 38% del totale).

La domanda di competenze green riguarda in maniera trasversale tanto le professioni ad elevata
specializzazione e tecniche, quanto gli impiegati come gli addetti ai servizi commerciali e turistici, gli addetti ai servizi alle persone come gli operai e gli artigiani.

Infatti, l’incidenza stimata di figure a cui sarà domandata nel prossimo quinquennio un’attitudine green va dal 59% per i gruppi low – skill al 64% delle professioni high – skill – per la competenza di livello intermedio – e dal 35% al 39% per il livello elevato.

Oltre il 42% del fabbisogno di competenze green sarà soddisfatto dalle professioni ad elevata specializzazione e tecniche. In particolare, si stima nel prossimo quinquennio una domanda compresa tra 976mila e 1 milione di lavoratori per il livello di skill almeno intermedio, di cui circa 593 – 618mila unità con importanza elevata.

Le tipologie di posti di lavoro green

Tra le principali figure con competenze green di grado elevato risultano gli ingegneri (civili, energetici e meccanici), i tecnici nella gestione dei cantieri edili, i tecnici della sicurezza sul lavoro, gli architetti e gli specialisti del recupero e della conservazione del territorio, ma anche gli artigiani e gli operai specializzati nelle rifiniture delle costruzioni.

Anche nell’agroalimentare si possono prevedere interessanti sviluppi per l’agricoltura sostenibile, che dovrebbe esprimere il fabbisogno sempre più significativo di nuove figure come il certificatore di prodotti biologici, l’addetto al controllo degli impianti e dei processi produttivi nel rispetto alle norme ambientali o il bioagricoltore.

Inoltre, per realizzare gli obiettivi di mobilità sostenibile nella “mobilità e logistica” saranno essenziali il mobility manager e l’esperto in smart city. E nella “meccatronica e robotica” il progettista meccanico per la mobilità elettrica, l’addetto all’assemblaggio e il manutentore di motori elettrici, l’ingegnere dei materiali, in accordo con le previsioni delle recenti analisi proposte dal World Economic Forum.

Infine, la spinta verso la transizione verde richiederà competenze green a professioni trasversali a più settori. Come ad esempio il giurista ambientale, lo specialista in contabilità verde, l’esperto in fondi di investimento green, l’addetto commerciale per la promozione di nuovi materiali sostenibili o il responsabile degli acquisti green.

Infatti, si tratta di un fenomeno sempre più pervasivo in tutti i settori dell’economia e che interesserà non solo nuovi green jobs ma anche occupazioni esistenti. Per esempio, anche per i cuochi saranno sempre più importanti le competenze legate alla ecosostenibilità richieste dai consumatori e vantaggiose per le imprese, come l’attenzione alla riduzione degli sprechi, all’uso efficiente delle risorse alimentari e all’impiego di produzioni di qualità e legate al territorio (a chilometro zero).

Insomma, la diffusione di posti di lavoro green è un chiaro segnale che il nostro futuro sarà verde.

 

Fonte: previsioni Unioncamere – Anpal

Anna Gaia Cavallo

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